David Bowie 08/01/1947 - 10/01/2016

-
73
David Bowie 08/01/1947 - 10/01/2016

David Bowie  (08/01/1947 – 10/01/2016)

Eclettico, camaleontico, etereo, androgino, cantante, attore, poeta. Un genio del suo tempo.

Quando un artista del suo calibro viene a mancare, penso sempre che il mondo si sia un poco impoverito. E non parlo da fan sfegatato: ho amato e amo una buona fetta della sua sterminata produzione, così come trovo molte cose meno interessanti.

“I’ve made over 25 studio albums, and I think probably I’ve made two real stinkers in my time, and some not-bad albums, and some really good albums. I’m proud of what I’ve done. In fact it’s been a good ride”

“Ho fatto più di 25 album in studio,  e penso di aver fatto un paio di schifezze, alcuni album niente male, e alcuni veramente buoni. Sono orgoglioso di ciò che ho fatto. In effetti è stato un bel viaggio”

Quello che, però, si dovrebbe rimarcare, non andando a spulciare ogni singola composizione,  è la volontà di Bowie di non ripetersi, di restare al passo con i tempi e di sperimentare. Filosofia che in cinque decadi di musica ha ampiamente rispettato.

Il White, Thin Duke passa agilmente dal cantautorato con influenze folk del primo album David Bowie (1967) e il più articolato Space Oddity (1969, con arrangiamenti orchestrali che rimandano ai musical d’oltre oceano), al rock più chitarristico e scenografico di The Man Who Sold The World(1970), Hunky Dory (1971) e The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars(1972), inventando – de facto - il glam rock.

“La musica rock dovrebbe essere agghindata come una prostituta, come una parodia di se stessa, Dovrebbe essere una specie di clown, di Pierrot. La musica è la maschera che nasconde il messaggio. La musica è il Pierrot e io, l'artista, sono il messaggio”

Dopo l’incontro con Andy Warhol e la notorietà datagli da Ziggy Stardust, Bowie fonderà sempre più musica e spettacolo, suoni e immagini, inventando e diventando personaggi sempre diversi, come lo stesso Ziggy e Aladdin Sane, figura centrale che dà il nome al successivo album del 1973.

Sciolti gli Spiders From Mars e abbandonati entrambi i personaggi che gli avevano dato la tanto agognata fama, si trasferisce negli Stati Uniti e comincia a cambiare genere, virando su un sound con influenze più funk e soul (Diamond Dogs, 1974 e Young Americans, 1975).

“The only art I’ll ever study is stuff that I can steal from”

“L’unica arte che studierò è quella da cui posso rubare”

Altra corsa, altro giro, in cui Bowie cambia nuovamente pelle, e da cantante R&B bianco, si trasforma nel White, Thin Duke, elegante, distaccato, con atteggiamenti da crooner à la Frank Sinatra e dà alle stampe Station To Station (1976), in cui si cominciano a sentire le influenze astratte e minimaliste del “krautrock” nello stile dei Kraftwerk e a seguire la  “trilogia di Berlino”, Low (1977), Heroes (1977) e Lodger (1979), con la collaborazione di Brian Eno.

“I'm not a prophet or a stone aged man, just a mortal with potential of a superman. I'm living on.” 

“Non sono un profeta o un uomo dell’età della pietra, sono solo un mortale con il potenziale di un super uomo. Io vivo.”

Finita la “fase sperimentale”, Bowie compie un’ulteriore mutazione che lo vede raffinato cantante Pop e attore nei seguenti Scary Monsters (and Super Creeps) (1980), Let’s Dance (1983), Tonight (1984) e Never Let Me Down (1987). Ricordiamo il ruolo di protagonista nel film Labyrinth (1986) e il duetto con Freddie Mercury su Under Pressure contenuto nell’album Hot Space (1982) dei Queen.

Dopo un breve periodo come membro dei Tin Machine, Bowie approda agli anni novanta riprendendo la carriera solista con album molto diversi tra loro; jazz, soul e hip hop per Black Tie White Noise (1993), ambient per The Buddha Of Suburbia (1993), quasi industrial per 1.Outside (1995), che vede una nuova collaborazione con Brian Eno, e jungle e drum & bass per Earthling (1997).

La fine degli anni ’90 vede il cantante britannico come il primo artista di spicco a quotarsi in borsa (cosa che lo renderà ricco oltre misura!) e tornare al pop rock di Hunky Dory con tanto di capelloni anni ’70 con il successivo  ‘hours… (1999)

I'm an instant star, just add water and stir”

“Sono una star istantanea, basta aggiungere acqua e girare”

“I don't know where I'm going from here, but I promise it won't be boring” 

“Non so dove andrò da qui, ma prometto che non sarà noioso”

La successiva decade vede Mr. David Robert Jones distante dalle scene:
nel 2001 apre il concerto The Concert For New York City, dedicato ai caduti durante l’attacco terroristico al World Trade Center.

La carriera prosegue con gli album Heathen (2002) e Reality (2003), il cui seguitissimo tour si concluderà 11 date prima del previsto, a causa dei problemi cardiaci del cantante che si risolveranno con un’angioplastica.

“As you get older, the questions come down to about two or three. How long? And what do I do with the time I’ve got left?”

“Quando diventi vecchio, la questione comincia a presentarsi: quanto? E cosa farò con il tempo che mi resta?”

Negli anni successivi Bowie conduce uno stile di vita riservato e, a parte alcune comparsate come al Grammy per la carriera nel 2006, qualche collaborazione musicale  (Lou Reed, Scarlett Johansson) e cinematografica (interpreta il ruolo di Nicola Tesla nel film di Cristopher Nolan The Prestige), resta lontano dalle scene fino al 2013 quando, a sorpresa, esce The Next Day, acclamato dalla critica e dal pubblico, che vede il Duca ritornare a un rock al tempo raffinato ed energico.

Malato da tempo, anche se lo aveva tenuto nascosto alla stampa, il 10 gennaio 2016 David Robert Jones muore nel suo attico a New York, dopo una lotta contro il cancro di 18 mesi.

Ma l’artista, che aveva piena coscienza della situazione, ci lascia con il suo canto del cigno, Blackstar, uscito il giorno del suo 69esimo compleanno, l’8 gennaio.

Inutile dire che l’album, la cui titletrack da sola vale “l’acquisto”, è splendido, intimista, sperimentale, oscuro, etereo,  in una parola: Bowie.

L’ultimo singolo dell’artista – da cui è stato tratto l’inquietante videoclip - è Lazarus (che è anche il titolo del musical scritto insieme a Enda Walsh che ha debuttato il 7 dicembre 2015 a Broadway), testamento nel testamento, le cui parole mi sembrano adatte per concludere questo triste saluto.

“Look up here, I’m in heaven
I’ve got scars that can’t be seen
I’ve got drama, can’t be stolen
Everybody knows me now”

Lazarus

“Guarda, sono in paradiso
Ho ferite che non possono essere viste
Ho un dramma che non può essere rubato
Tutti mi conoscono adesso”

 



Ampelio Bonaguro
  • Giornalista e docente di musica
  • Chitarrista e performer
Lascia un Commento
Schede di riferimento
Lascia un Commento