David Bowie Was: le mille identità di un vero artista

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David Bowie Was: le mille identità di un vero artista

Eroe beffardo, onnipresente alfiere della musica e genio trasformista. David Robert Jones cadde sulla terra l'8 gennaio del 1947 e Londra fu la fortunata città che lo accolse. Crebbe nella più pura consuetudine familiare e sociale ed imparò velocemente a comunicare con gli altri esseri umani, coltivando in gran segreto un'innata propensione al trasformismo. Oltre alla lingua inglese, ben presto imparò ad esprimersi attraverso la musica, distinguendosi nello studio del flauto dolce e regalando ai suoi insegnanti delle spontanee coreografie imaginifiche, che questi definivano "intensamente artistiche" e "sbalorditive" per un bambino. D'altronde, David non era affatto un semplice bambino e se ne era reso conto ascoltando Elvis Presley e Little Richard: subito dopo aver sentito "Tutti Frutti" ed aver visto sua cugina danzare in modo forsennato su "Hound Dog"sentì l'impellente necessità di provare con le sue mani e la sua voce il vero potere della musica. Così iniziò a suonare l'ukulele, il pianoforte, e si costruì un basso tutto suo con una cassa da tè, per entrare nel giro "skiffle". Nel frattempo ascoltava sempre più intensamente migliaia di 45 giri, per cogliere ogni dettaglio e reinterpretarlo alle riunioni dei boyscout per i suoi compagni lupetti, che restavano affascinati ed al tempo stesso disturbati dalla sua natura aliena.

Mentre proseguiva gli studi scolastici in arte, musica e design, il fratellastro Terry Burns lo fece innamorare del jazz moderno. Attraverso Charles Mingus e John Coltrane si interessò al sassofono ed iniziò a prendere lezioni da un musicista locale. A 15 anni, per colpa dell'amico George Underwood, che lo colpì ad un occhio in una rissa per una ragazza, provocandogli una permanente dilatazione della pupilla sinistra, divenne un alieno di fatto. L'incidente servì a palesare sul suo volto l'essenza camaleontica fin qui inconfessata, che si manifestò definitivamente negli anni seguenti. Nel 1963 lasciò la scuola e rese partecipi i suoi genitori delle proprie intenzioni: sarebbe diventato una pop star. Passò di gruppo in gruppo, insoddisfatto dalle basse aspirazioni dei suoi compagni, e convinse una giovane manager ad aiutarlo nella promozione del suo singolo di debutto insieme ai King Bees, "Liza Jane". La canzone non riscosse successo commerciale ed il ristretto repertorio blues dei King Bees stancò molto presto David, che passò ad un'altra formazione, i Manish Boys, meno di un mese dopo. Suonava blues, folk e soul e sognava "di essere il loro Mick Jagger", ma neanche in questo caso riuscì a farsi notare. Non ebbe fortuna nemmeno con il gruppo successivo, i Lower Third, ma nonostante ciò decise di non abbandonarli. Cambiò manager con Ralph Horton, che lo indirizzò verso un'altra formazione ancora, i Buzz, con i quali David registrò il suo quinto singolo, con ennesimo esito negativo, "Do Anything You Say". Sotto la nuova ala protettrice di Ken Pitt, David decise che non era più soddisfatto del suo nome d'arte Davy Jones, che creava confusione con l'omonimo musicista dei Monkees. Nel 1967, pochi giorni prima del suo diciannovesimo compleanno, iniziò una nuova vita con il nome di  David Bowie, preso in prestito dal pioniere Jim Bowie e dal suo leggendario coltello, con il quale sei settimane dopo registrò il suo album di debutto solista, l'ultimo per i successivi due anni. In questo periodo incontrò Lindsey Kemp e grazie alle sue lezioni di mimica, teatro d'avanguardia e commedia dell'arte, sviluppò definitivamente le sue doti trasformistiche. Si innamorò di una ballerina, Hermione Farthingale, con la quale andò a convivere a Londra, e formò un nuovo gruppo musicale. L'idillio amoroso, però, si concluse nel 1969, quando Hermione fu chiamata a recitare nel film "Song of Norway" e le loro strade si dovettero dividere. 

Esorcizzò la rottura scrivendo una canzone intitolata "Letters to Hermione" e dopo aver visto 2001: Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick, uscito nel 1968, scrisse la canzone con cui finalmente ottenne il suo primo successo: "Space Oddity", pubblicata l'11 luglio del 1969, a cinque giorni di distanza dal lancio dell'Apollo 11. Quella stessa traccia, che nel 2013 spronerà Walter Mitty a salire su un elicottero, fu inserita nel secondo album eponimo di David Bowie, che ottenne il dovuto riscontro molto tempo dopo. Nello stesso anno, Bowie incontrò e sposò Angela Barnett, e mise insieme una band che lo aiutasse a portare dal vivo le sue canzoni: era formata da Tony Visconti al basso, Mick Ronson alla chitarra elettrica e, dopo un rapido inserimento di John Cambridge, Mick Woodmansey alla batteria. Nel 1970 uscì "The Man Who Sold The World", e Bowie cambiò nuovamente volto. Addio alle chitarre folk ed agli inni hippy: il nuovo album parlava della schizofrenia, di cui era affetto il fratellastro Terry, di paranoia e delusione, con sonorità decisamente più rock ed un modo di proporle assolutamente fuori dagli schemi. Sulla copertina dell'album, Bowie sfoggiava un vestito da donna, che portò con sé anche durante le seguenti interviste promozionali, ed instillò in lui l'idea embrionale per il suo prossimo personaggio: una fusione tra l'immagine di Iggy Pop e la musica di Lou Reed, che si sarebbe chiamata Iggy o Ziggy e avrebbe dovuto apparire come "un uomo appena atterrato da Marte". 
Nel 1971 uscì "Hunky Dory", nel quale Bowie pubblicò una canzone per suo figlio Duncan James (oggi regista cinematografico di film come Source Code e Moon), la splendida "Life On Mars?" e tre diversi omaggi ad altri leggendari artisti: "Song for Bob Dylan", "Andy Warhol" e "Queen Bitch" per i Velvet Underground. 

Nel 1972 cambiò finalmente abito, si tinse i capelli di rosso, mise addosso un vestito attillato ed entrò così nei panni di Ziggy Stardust, accompagnato dagli Spiders From Mars, Mick Ronson, Trevor Bolder e Mick Woodmansey, con i quali pubblicò l'album "The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars". Nello stesso anno, mentre raggiungeva le vette delle classifiche con "Starman" e conquistava a suon di scandalose performance l'Inghilterra e gli Stati Uniti, aiutò Lou Reed a debuttare da solista con "Transformer". Continuò ad interpretare il ruolo di Ziggy anche per il successivo "Aladdin Sane": ben presto, però, incominciò a sentire il peso del suo alter ego e decise di dire definitivamente addio alla marziana icona del pop il 3 luglio 1973 all'Hammersmith Odeon di Londra, non riuscendo tuttavia a liberarsi della sua seconda personalità per molto tempo. Nel 1973 pubblicò "Pin Ups", una raccolta di cover delle sue canzoni preferite degli anni '60, e con la ristampa dei suoi precedenti lavori, riuscì ad entrare in classifica nel Regno Unito con ben sei album. L'anno seguente, si trasferì a New York per poi andare nella soleggiata Los Angeles a registrare "Diamond Dogs", virando verso il soul ed il funk per scrivere un incrocio tra un musical post-apocalittico e 1984 di George Orwell in musica. La sua dipendenza da cocaina fu immortalata da Alan Yentob nel documentario che avrebbe dovuto raccontare il tour di "Diamond Dogs", "Cracked Actor", accompagnato dall'album "David Live", che in seguito Bowie disse avrebbe dovuto intitolarsi "David Bowie Is Alive and Well and Living Only In Theory". 

 

Nel 1975 fu la volta di "Young Americans", con il quale Bowie approfondì ulteriormente la sua ondata soul, riuscendo ad includere anche una collaborazione con John Lennon in "Fame" e a partecipare al celebre programma americano Soul Train al posto di Elvis Presley, il suo idolo d'infanzia. L'anno seguente gli fu chiesto di prendere parte da protagonista al film The Man Who Fell To Earth, al quale seguì l'uscita dell'album "Staton to Station" ed il debutto di un nuovo personaggio: il Thin White Duke, il Sottile Duca Bianco. La nuova metamorfosi fu anticipata da un'intervista con Russell Harty nella quale la dipendenza da cocaina di Bowie fu resa evidente dalle sue risposte incoerenti. Intenzionato a liberarsi dalla sua dipendenza, decise insieme all'amico Iggy Pop di trasferirsi a Berlino, dove iniziò a lavorare con Brian Eno, Tony Visconti e Robert Fripp a quella che sarebbe poi passata alla storia come la Trilogia Berlinese, formata da "Low", "Heroes" e "Lodger", I tre album rappresentavano ul proseguimento del percorso iniziato con "Station to Station", un viaggio dal funk della metà degli anni '70 al ritmo motorik di gruppi come Kraftwerk e Neu!, un ibrido tra le sonorità R&B e le innovazioni sonore ed effettistiche di Brian Eno, ma anche una riscoperta delle sonorità rock e pop, che avrebbe poi influenzato la new wave, il synth pop ed il movimento New Romantic degli anni '80. 

Gli anni '70 sancirono la fine della sua dipendenza da cocaina e del suo matrimonio con Angela, mentre la nuova decade si aprì con un nuovo successo: "Ashes to Ashes", tratto da "Scary Monsters (and Super Creeps)" e accompagnato da un video ormai leggendario. Seguirono numerose apparizioni televisive e cinematografiche, tra le quali è rimasta impressa nelle menti di tre diverse generazioni quella nel film tedesco Christiane FNel 1983, con l'aiuto di Nile Rodgers degli Chic,  Bowie cambiò nuovamente rotta e pubblicò "Let's Dance", aggiudicandosi un posto d'onore nella heavy rotation di MTV con i suoi video "scandalosi" per "China Girls" e "Let's Dance". L'anno seguente lavorò con Pat Metheny alla colonna sonora di The Falcon and the Snowman, collaborò con Tina Turner per "Tonight" e partecipò al concerto di beneficenza Live Aid, durante il quale fu trasmesso il video di un singolo registrato insieme a Mick Jagger, "Dancing In The Street". Continuò le sue incursioni cinematografiche con Absolute Beginners e Labyrinth, per poi chiudere un altro decennio di successi con l'album "Never Let Me Down". Ormai legato ad un unico personaggio da troppi anni, nel 1989 decise di formare una band chiamata Tin Machine, insieme al chitarrista Reeves Gabrels ed a Tony e Hunt Sales, che aveva conosciuto durante le registrazioni dell'album "Lust for Life" di Iggy Pop

A dieci anni di distanza dal divorzio con Angela, Bowie ritrovò l'amore con la supermodel Iman e dopo due album con i Tin Machine, ritornò a lavorare da solo, facendosi aiutare da Grames in tour. 
Se gli '80 li aveva dedicati alla dance, negli anni '90 si concentrò sull'elettronica, sul jazz e sul nascente hip-hop, con "Black Tie White Noise e "The Buddha of Suburbia", per poi riunirsi a Eno in "Outside" e sperimentare sulla drum 'n' bass e la jungle in "Earthling", nel quale collaborò con Trent Reznor
Dal periodo elettronico passò ad un'era neoclassicista con "Heathen" e "Reality" e nel 2004 gii eccessi degli anni passati si manifestarono con un infarto durante una performance all'Hurricane Festival, in Germania. Da allora, Bowie si allontanò dalle luci dei riflettori, per concedersi solo in alcune importanti occasioni, come per il debutto registico del figlio nel 2009 con Moon, la comparsata del 2005 nello spot pubblicitario di XM Satellite al fianco di Snoop Dogg, ed il duetto a sorpresa con David Gilmour alla Royal Albert Hall di Londra. Nel 2008 partecipò all'album di cover di Tom Waits realizzato da Scarlett Johansson, cantando insieme all'attrice "Fannin Street".
L'8 gennaio del 2013, giorno del suo 66esimo compleanno, sul suo sito ufficiale apparve l'annuncio di un nuovo album intitolato "The Next Day", anticipato dal singolo "Where Are We Now?", che ripercorreva con nostalgia gli anni berlinesi della sua carriera. 

Il suo ritorno sulle scene è stato accolto con entusiasmo dagli addetti ai lavori e dagli innumerevoli fan di tutto il mondo: nel 2014 gli è stato persino conferito un Brit Award come Best British Male, che Kate Moss andò a ritirare al posto suo
I mesi passati, senza che fossimo consapevoli di nulla, David ha lavorato per darci il suo estremo saluto, mentre combatteva un cancro. Ha scritto la sigla di  The Last Panthers, title-track del suo ultimo album, "Blackstar", e ha annunciato il debutto a teatro di un nuovo adattamento de L'Uomo che Cadde sulla Terra con protagonista Michael C. Hall, anticipato dal singolo "Lazarus" e da un video-testamento nel quale un David Bowie in punto di morte lotta contro un David Bowie ancora ispirato e mosso da spinta creativa, mentre il cancro, nelle sembianze di un'inquietante e silenziosa figura femminile, si presenta a lui lacerandolo dall'interno. 

"Mi colpisce il fatto che di solito c'è un brano in qualunque mio album che è un buon indicatore degli intenti del progetto che verrà dopo", aveva detto in un'intervista del 2001. Questa volta, però, il suo progetto era tornare al cielo insieme a Major Tom, Ziggy Stardust ed al Duca Bianco. Ritornare, dove sessantanove anni fa era scomparsa una stella, che oggi porta il colore del lutto, come noi. "Ha sempre fatto quello che voleva fare. Voleva farlo a modo suo e nel modo migliore. La sua morte non è stata diversa dalla sua vita: un’opera d’arte." ha dichiarato Tony Visconti. "Ha fatto Blackstar per noi, è stato il suo regalo di addio. Sapevo da un anno che se ne sarebbe andato così. Non ero preparato, però: è stato un uomo straordinario, pieno di amore e di vita. Sarà sempre con noi. Per ora, è appropriato piangere."

"Guarda qui su, amico, sono in paradiso. Porto delle cicatrici invisibili,
Sono affetto da un dramma, che non mi può essere rubato.
Tutti quanti mi conoscono, ora."



Federica Carlino
  • Giornalista pubblicista specializzata in comunicazione musicale e televisiva
  • Consulente musicale
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