Lucio Dalla ci lasciava sei anni fa

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Lucio Dalla ci lasciava sei anni fa

Il 1° marzo del 2012, esattamente sei anni fa, ci lasciava Lucio Dalla, uno dei più grandi autori della storia della musica italiana. Oggi lo ricordiamo nel migliore dei modi, ripercorrendone la carriera in una serie di preziose immagini e video delle sue performance più memorabili.

Infanzia

Nel 1950, a soli sette anni, provò uno dei dolori più profondi che esistano a questo mondo: la perdita del padre, stroncato da un tumore. "Avevo sette anni... provai la sensazione struggente di una perdita che mi consentiva di dire a me stesso con pietà e tenerezza: da oggi sei solo come un cane. Così ho imparato a fare della mia vita un modello di solitudine, cioè a cercarmela, a organizzarmela, a viverla, questa mia solitudine, come un momento di benessere profondo, necessario per una corretta lettura dell'esistenza." Per fortuna, non era veramente solo: sua madre decise di iscriverlo al Collegio Vescovile Pio X di Treviso, dove iniziò ad interessarsi alle arti performative. All'inizio degli anni '50 cominciò a suonare la fisarmonica e per il suo decimo compleanno Walter Fantuzzi gli regalò il suo primo clarinetto, al quale si dedicò con passione da autodidatta. Dopo una serie di esperienze dilettantesche, entrò in un complesso jazz bolognese, la Rheno Dixieland Band, di cui per un breve periodo fece parte anche Pupi Avati, ed ebbe l'onore di suonare con una leggenda del jazz: Chet Baker

Anni '60 

Nel 1962 entrò come voce solista, clarinettista e sassofonista nei Flippers, un complesso composto da Franco Bracardi, Massimo Catalani, Romolo Forlai, Fabrizio Zampa, e firmò il suo primo contratto discografico. Con questa formazione, iniziò a farsi notare, esercitandosi in quelle improvvisazioni scat che sono poi diventate un suo marchio di fabbrica. Gino Paoli lo notò proprio per questo suo modo di usare la voce come uno strumento musicale, tipico di personaggi di spicco della scena internazionale, come James Brown. Così, durante il Cantagiro del 1963, riuscì a convincerlo ad intraprendere una carriera solista e a lasciare i Flippers. 

Nel 1964, a soli 21 anni, incise il suo primo singolo, "Lei (non è per me)", una cover di "Careless Love", nota nelle interpretazioni di Bessie Smith e Ray Charles, il cui testo fu tradotto da Sergio Bardotti e Gino Paoli, e alla quale seguì poco dopo un'altra cover: "Ma Questa Sera" ("Hey Little Girl" di Curtis Mayfield). Nonostante il suo esordio in solitaria al Cantagiro fosse stato accolto da fischi e lanci di pomodori, Dalla non si lasciò abbattere e proseguì per la sua strada formando, nel 1966, il gruppo Gli Idoli, con il quale incise il suo primo album, "1999". Nello stesso periodo partecipò più volte al Festival di Sanremo, prima con "Pafff...Bum", in coppia con gli Yardbirds di Jimmy Page e Jeff Beck, poi con "Bisogna Saper Perdere", con i Rokes di Shel Shapiro.

 

Dopo lo shock della morte di Luigi Tenco, suo amico e collaboratore, iniziò a scrivere canzoni più melodiche come "Il Cielo", e ad ottenere finalmente un primo riscontro positivo grazie alla Rai, che scelse la sua "Fumetto" come sigla del programma per bambini "Gli eroi di cartone". Approfittando di questa spinta impareggiabile, decise di incidere il suo secondo album, "Terra di Gaibola", che purtroppo non ottenne i risultati sperati.

Anni '70

Nel 1971 provò a portare a Sanremo una canzone intitolata "Gesubambino", il cui testo di Paola Pallottino raccontava di una ragazza ingravidata da un ignoto soldato americano. Tuttavia, sia il titolo che le parole del brano furono giudicati irrispettosi e subirono delle piccole, ma sostanziali variazioni. Divenne quindi "4/3/1943", le parti più "scabrose" del testo furono cancellate, ma in breve tempo scalò comunque la hit parade del momento. Nello stesso anno pubblicò il suo terzo album, "Storie di casa mia", e riscosse finalmente il successo tanto desiderato, consacrandosi come uno dei grandi della musica italiana. Tornò trionfante a Sanremo, portando una canzone scritta assieme a Ron, con testo di Gianfranco Baldazzi e Sergio Bardotti, che raccontava la storia di un senzatetto: l'ormai celebre "Piazza Grande". 

Nel 1973 interruppe il suo rapporto professionale con i parolieri di "Piazza Grande" e di gran parte delle sue prime canzoni, per rivolgersi al poeta bolognese Roberto Roversi, con il quale lavorò per quattro anni. In questo lungo periodo di tempo pubblicò tre album - "Il giorno aveva cinque teste", "Anidride Solforosa" e "Automobili" - che diedero un profondo stimolo creativo alla sua musica e lo spinsero a studiare a fondo l'uso delle parole. "A un certo punto ci siamo divisi su come organizzare il nuovo lavoro", ha raccontato Dalla riguardo alla fine del sodalizio: "lui lo voleva in maniera estremamente rigorosa, impostata verso un approfondimento del linguaggio dei nostri lavori precedenti, per esempio lui voleva parlare ancora essenzialmente con un linguaggio politico, mentre io non ero d'accordo, perché bisognava allargare più contatti col pubblico [...] Fu un trauma. Dopo Roversi non avrei mai immaginato di poter scrivere testi con altri. Come quando scopi con la Schiffer, a un certo punto lei non c'è più e al suo posto c'è un pastore tedesco. Allora capii che dovevo cominciare a scrivere i testi delle mie canzoni".

Nel 1977, quindi, iniziò a scrivere e a comporre tutto da sé, con l'aiuto di Ron negli arrangiamenti, e pubblicò l'album "Come è profondo il mare", un piccolo scrigno di successi come "Disperato Erotico Stomp", "Corso Buenos Aires" e la stessa titletrack. Neanche due anni dopo pubblicò un altro progetto discografico, l'eponimo "Lucio Dalla", che accrebbe ulteriormente la sua fama e la stima del pubblico nei suoi confronti, anche grazie alle collaborazioni con artisti come Francesco De Gregori, con il quale incise il brano "Cosa sarà", un 45 giri, "Ma come fanno i marinai", e con cui si imbarcò in un tour indimenticabile, "Banana Republic", che nell'estate del 1979 arrivò negli stadi di tutta Italia. Da quei concerti, fu registrato un disco live, accompagnato da un film-concerto diretto da Ottavio Fabbri

Anni '80

Il nuovo decennio iniziò con un mini-album intitolato "Q Disc" e con la decisione del suo gruppo d'accompagnamento di intraprendere una carriera parallela. Nacquero così gli Stadio, formati da Gaetano Curreri, Giovanni Pezzoli, Marco Nanni e Fabio Liberatori, che debuttarono in grande stile grazie al film Borotalco di Carlo Verdone, per il quale Dalla, Curreri e Pezzoli scrissero la canzone "Grande figlio di puttana", che vinse agli Stadio il David di Donatello e il Nastro d'argento per la miglior colonna sonora originale. Un anno dopo, Dalla tornò in studio di registrazione, sempre con loro, per "1983", per poi iniziare una collaborazione con Mauro Malavasi, con cui realizzò l'album "Viaggi Organizzati", nel quale spiccano i brani "Tu come eri", "Tutta la vita", "Stornello" e "Washington", scritta assieme a Tullio Ferro, storico collaboratore di Vasco Rossi. 
Nel 1985 tornò ancora una volta a lavorare con gli Stadio per l'album "Bugie", che include i successi "Se io fossi un angelo", "Soli io e te" e "Chissà se lo sai". In questo periodo scrisse anche un pezzo musicale per la sigla di presentazione dei vari film settimanali della Rai, intitolato "Lunedifilm", che ha accompagnato con piacere gli spettatori televisivi per anni.  

L'anno seguente il successo varcò i confini nazionali con una breve tournée assieme agli Stadio che lo porterà negli Stati Uniti, precisamente a New York. Il concerto americano fu poi pubblicato in un doppio live album intitolato "DallAmeriCaruso", il cui unico inedito, "Caruso", divenne ben presto talmente famosa da ricevere migliaia di cover e da entrare nella lista delle "10 canzoni italiane più conosciute e cantate nel mondo", al secondo posto dopo "Nel blu dipinto di blu" di Domenico Modugno.
Nel 1988 arrivò il momento di collaborare nuovamente con un altro artista di spicco della scena italiana: Gianni Morandi, con il quale registrò un album di 15 tracce, comprendenti vecchi successi, inediti e cover.

Anni '90

Come da titolo - una sorta di dichiarazione d'intenti - nel 1990 pubblicò "Cambio", il cui singolo di debutto fu "Attenti al lupo", un brano scritto da Ron (il quale avrebbe voluto esserne anche l'interprete, ma si è poi fatto convincere dalle insistenze dell'amico), che gli fruttò un successo impareggiabile, anche grazie al divertente balletto del video ufficiale, riproposto ad ogni esibizione televisiva. Dopo gli Stadio, tra il 1991 e il 1992, Dalla fece uscire dall'ombra un altro artista: Samuele Bersani, che lo accompagnò in tour e scrisse per lui "Canzone", altra fenomenale hit, per l'album "Canzoni". 
Dopo un ritorno in auge del sodalizio con Roberto Roversi per uno spettacolo teatrale, Enzo re, dal quale fu estratto un album, Dalla salutò il decennio con "Ciao" e 200.000 copie vendute in una sola settimana. 

Anni '00 e '10

Avendo conquistato il successo grazie alla sua esperienza jazzistica, componendo canzoni pop, negli ultimi anni della sua vita Dalla ha sentito il desiderio di sperimentare ulteriormente e si è dato così alla musica lirica, inscenando e componendo la Tosca di Giacomo Puccini, e al teatro, curando sceneggiature quali "L'opera del mendicante" di John Gay. 
Nel 2010 è stato il tempo di una grande rimpatriata, questa volta con Francesco De Gregori, con il quale ha organizzato un tour nelle piazze di tutta Italia. 
Il 18 febbraio del 2012 è apparso per l'ultima volta in televisione, al Festival di Sanremo, accompagnando il giovane cantautore Pierdavide Carone con "Nanì". Pochi giorni dopo, il 29 febbraio, nel pieno di una tournée europea che lo aveva portato a Montreaux, è stato stroncato da un infarto, nello sgomento e nell'amarezza generale. Per colpa di non so di chi, lo abbiamo dovuto salutare così precocemente e oggi ci troviamo qui, a rivedere la sua vita e a godere delle sue meravigliose canzoni. 



Federica Carlino
  • Giornalista pubblicista specializzata in comunicazione musicale e televisiva
  • Consulente musicale
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